Chiesa Parrocchiale dedicata alla Natività di Maria (Sec. XII)
a cura di don Angelo Fortina
Si fanno risalire le origini della chiesa Parrocchiale di Momo al 1245, quando questa era la chiesa del castello.
Purtroppo, da quella data fino ad arrivare al secolo XVII, non si hanno notizie precise sul come fu inizialmente costruita e quante e quali trasformazioni abbia subito in tutti quei secoli.
Si deve arrivare a leggere gli Atti di visita del vescovo Speciano, nel 1590, per cominciare ad avere una descrizione anche se sommaria: in quella data la chiesa risultava essere pavimentata, con tre altari, con un battistero costruito secondo le regole del tempo, completata da un campanile e dalla sagrestia. Passano alcuni decenni prima di trovare altre notizie.
I documenti del 1618, redatti durante la visita del vescovo, precisano che la chiesa constava di due navate, che l'altare maggiore era posto in una bella cappella, sopraelevato; che c'era un altare dedicato ai Santi Giulio e Antonio. Era dotata di un grande campanile posto sul lato sud.
Il 1620 vide la costruzione della cappella del Rosario, sul lato sud, decorata con stucchi e pitture e con una statua della Madonna al centro. Si ha una nuova descrizione dell'edificio solo negli ultimi decenni del XVII secolo (anni 1684 - 1698).
Era a tre navate; presentava ricchi decori in stucco lungo tutto il perimetro della cornice; aveva quattro altari: l'altare maggiore, quello del Rosario, del Suffragio (posto a nord), quello di San Giovanni presso il battistero.
A metà del secolo XVIII furono apportate nuove modifiche all'edificio sacro: furono costruiti un nuovo altare maggiore e nuove balaustre secondo le rinnovate disposizioni conciliari. La chiesa mancava ancora di molte rifiniture ma aveva ormai raggiunto le forme attuali; veniva inoltre descritto, forse per la prima volta, l'oratorio del Santissimo Sacramento.
Fra i dipinti antichi sono da segnalare quelli ad olio su tela di Bartolomeo Vandoni che raffigura la Madonna con Bambino, i Santi Agostino e Bartolomeo e due monache francescane committenti della metà del seicento e di Carlo Antonio Morino raffiguranti San Giovanni Evangelista e Simbolo dell'Euracestia con Santi e confratelli della prima metà del settecento.
Nel 1815 la cappella del Suffragio, collocata a sinistra dell'altare maggiore, fu abbellita con un altare settecentesco e con il dipinto citato raffigurante la Vergine e i Santi Agostino e Bartolomeo proveniente dal monastero di San Bartolomeo.
Nel 1860 la cappella fu nuovamente modificata con l'inserimento del tempietto dedicato ai Santi patroni Zeno e Tecla.
Gli ultimi interventi consistenti datano al 1914, quando l'edificio venne dipinti dai pittori Aluffo e Crida di Mosso che decorarono la volta della chiesa, e al 1935, quando venne eretto il nuovo campanile, originale nel suo disegno, in sostituzione di quello vecchio, divenuto pericolante.
Tutto il novecento è comunque ricco di interventi di conservazione e di ripulitura, soprattutto sotto la spinta di don Fortina, dal 1975 arciprete in Momo, che hanno reso bella e accogliente la chiesa parrocchiale.
Purtroppo, da quella data fino ad arrivare al secolo XVII, non si hanno notizie precise sul come fu inizialmente costruita e quante e quali trasformazioni abbia subito in tutti quei secoli.
Si deve arrivare a leggere gli Atti di visita del vescovo Speciano, nel 1590, per cominciare ad avere una descrizione anche se sommaria: in quella data la chiesa risultava essere pavimentata, con tre altari, con un battistero costruito secondo le regole del tempo, completata da un campanile e dalla sagrestia. Passano alcuni decenni prima di trovare altre notizie.
I documenti del 1618, redatti durante la visita del vescovo, precisano che la chiesa constava di due navate, che l'altare maggiore era posto in una bella cappella, sopraelevato; che c'era un altare dedicato ai Santi Giulio e Antonio. Era dotata di un grande campanile posto sul lato sud.
Il 1620 vide la costruzione della cappella del Rosario, sul lato sud, decorata con stucchi e pitture e con una statua della Madonna al centro. Si ha una nuova descrizione dell'edificio solo negli ultimi decenni del XVII secolo (anni 1684 - 1698).
Era a tre navate; presentava ricchi decori in stucco lungo tutto il perimetro della cornice; aveva quattro altari: l'altare maggiore, quello del Rosario, del Suffragio (posto a nord), quello di San Giovanni presso il battistero.
A metà del secolo XVIII furono apportate nuove modifiche all'edificio sacro: furono costruiti un nuovo altare maggiore e nuove balaustre secondo le rinnovate disposizioni conciliari. La chiesa mancava ancora di molte rifiniture ma aveva ormai raggiunto le forme attuali; veniva inoltre descritto, forse per la prima volta, l'oratorio del Santissimo Sacramento.
Fra i dipinti antichi sono da segnalare quelli ad olio su tela di Bartolomeo Vandoni che raffigura la Madonna con Bambino, i Santi Agostino e Bartolomeo e due monache francescane committenti della metà del seicento e di Carlo Antonio Morino raffiguranti San Giovanni Evangelista e Simbolo dell'Euracestia con Santi e confratelli della prima metà del settecento.
Nel 1815 la cappella del Suffragio, collocata a sinistra dell'altare maggiore, fu abbellita con un altare settecentesco e con il dipinto citato raffigurante la Vergine e i Santi Agostino e Bartolomeo proveniente dal monastero di San Bartolomeo.
Nel 1860 la cappella fu nuovamente modificata con l'inserimento del tempietto dedicato ai Santi patroni Zeno e Tecla.
Gli ultimi interventi consistenti datano al 1914, quando l'edificio venne dipinti dai pittori Aluffo e Crida di Mosso che decorarono la volta della chiesa, e al 1935, quando venne eretto il nuovo campanile, originale nel suo disegno, in sostituzione di quello vecchio, divenuto pericolante.
Tutto il novecento è comunque ricco di interventi di conservazione e di ripulitura, soprattutto sotto la spinta di don Fortina, dal 1975 arciprete in Momo, che hanno reso bella e accogliente la chiesa parrocchiale.
La cappella del Rosario
La cappella dedicata alla Madonna del Rosario si trova nella chiesa parrocchiale lungo il lato sud, vicino alla porta d'ingresso.
Nacque dalla devozione per la preghiera del Santo Rosario che ebbe una notevole diffusione a partire dagli ultimi anni del secolo XVI, ad opera dei predicatori domenicani.
A Momo fu fortemente voluta dal sacerdote Benedetto Pernate, feudatario del luogo. La devozione verso il culto del Rosario ebbe un grande successo presso la popolazione, tanto da far nascere, nel 1619, una confraternita con lo scopo di poter usufruire delle indulgenze concesse da papa Sisto V nel 1585.
Fu lo stesso Pernate a far costruire, nel 1620 (come ricorda la data iscritta sul muro esterno), a proprie spese, una nuova cappella per dedicarla al culto del Rosario.
Si tratta di una costruzione complessa che presenta fregi in stucco bianco i quali incorniciano vari riquadri dipinti; al centro, in una nicchia, vi è una bella statua della Vergine, protetta da un vetro. Nei riquadri sono ricordati alcuni dei momenti pià importanti della vita della Vergine stessa e del figlio Gesù, coincidenti con i Misteri del Rosario: l'Annunciazione, la Visita ad Elisabetta, la Nascita di Cristo, Cristo tra i Dottori del tempio, l'Ultima Cena, Cristo nell'orto degli ulivi, la Flagellazione e derisione, Cristo con la croce verso il Calvario, la Crocifissione.
Sui due lati più esterni sono raffigurati i Santi Domenico (a sinistra) e Caterina (a destra).
La copertura si presenta ricca di altri stucchi e altri dipinti con Angeli musicanti, Cristo e la Vergine in Gloria e, al centro della cupola, Dio Padre benedicente.
La devozione verso la Madonna del Rosario era molto sentita in paese tanto da venir celebrata una messa solenne la prima domenica di ottobre, nella ricorrenza della festività istituita da papa Gregorio XIII dopo la vittoria di Lepanto. Era una giornata ricca di manifestazioni religiose e civili che terminava portando la statua della Vergine, in processione, per le vie del paese. Tradizione che continua anche ai giorni nostri.
Nacque dalla devozione per la preghiera del Santo Rosario che ebbe una notevole diffusione a partire dagli ultimi anni del secolo XVI, ad opera dei predicatori domenicani.
A Momo fu fortemente voluta dal sacerdote Benedetto Pernate, feudatario del luogo. La devozione verso il culto del Rosario ebbe un grande successo presso la popolazione, tanto da far nascere, nel 1619, una confraternita con lo scopo di poter usufruire delle indulgenze concesse da papa Sisto V nel 1585.
Fu lo stesso Pernate a far costruire, nel 1620 (come ricorda la data iscritta sul muro esterno), a proprie spese, una nuova cappella per dedicarla al culto del Rosario.
Si tratta di una costruzione complessa che presenta fregi in stucco bianco i quali incorniciano vari riquadri dipinti; al centro, in una nicchia, vi è una bella statua della Vergine, protetta da un vetro. Nei riquadri sono ricordati alcuni dei momenti pià importanti della vita della Vergine stessa e del figlio Gesù, coincidenti con i Misteri del Rosario: l'Annunciazione, la Visita ad Elisabetta, la Nascita di Cristo, Cristo tra i Dottori del tempio, l'Ultima Cena, Cristo nell'orto degli ulivi, la Flagellazione e derisione, Cristo con la croce verso il Calvario, la Crocifissione.
Sui due lati più esterni sono raffigurati i Santi Domenico (a sinistra) e Caterina (a destra).
La copertura si presenta ricca di altri stucchi e altri dipinti con Angeli musicanti, Cristo e la Vergine in Gloria e, al centro della cupola, Dio Padre benedicente.
La devozione verso la Madonna del Rosario era molto sentita in paese tanto da venir celebrata una messa solenne la prima domenica di ottobre, nella ricorrenza della festività istituita da papa Gregorio XIII dopo la vittoria di Lepanto. Era una giornata ricca di manifestazioni religiose e civili che terminava portando la statua della Vergine, in processione, per le vie del paese. Tradizione che continua anche ai giorni nostri.
La cappella dei Santi Patroni
La cappella che gli abitanti di Momo hanno voluto dedicare ai Santi patroni Zeno e Tecla si trova nella chiesa parrocchiale, sul lato nord, a sinistra dell'altare maggiore.
E' una bella cappella, di antica origine, già cappella del Suffragio, sopraelevata, con altare seicentesco e pala raffigurante la Vergine fra i Santi Agostino e Bartolomeo proveniente dall'omonimo monastero. Ha la volta dipinta e ai lati presenta decori in stucco dorato. Mutò la denominazione in "cappella dei Santi" nel 1860.
I momesi avevano voluto che le spoglie dei martiri Zeno e Tecla fossero esposte in un tempietto costruito appositamente.
Le reliquie dei due martiri erano arrivate in paese grazie al concittadino Giovanni Battista Cavagna che, trasferito da molti anni in Roma, presso una nobile famiglia, aveva deciso di ricercare e donare al suo paese natale e a quelli vicini delle reliquie di santi e martiri. Le trovò seppur tra mille difficoltà e riuscì a farle giungere a Momo nel 1616; qui, in grande solennità, vennero sistemate presso l'altare maggiore.
Dopo duecentoquarantacinque anni, nel 1860, tra il 14 e il 19 agosto, le reliquie furono traslate nelle nuove urne e sistemate nell'arca, costruita in legno intarsiato e dorato, posta nella cappella del Suffragio.
E' bello ricordare quanto scrisse monsignor Luigi Maggiotti, presente in paese come cancelliere apostolico, su quelle giornate: "Nell'anno 1860 il popolo di Momo per le molte grazie da Dio ottenute ad intercessione dei Santi compatroni Zeno e Tecla, volendo dimostrare la sua devozione ed accrescerne il culto e la venerazione fece costruire un bel tempietto. Compiuto il quale, l'Arciprete Andrea Silva autorizzato il 14 agosto dello stesso anno alla presenza di varii testimoni estrasse dalle piccole casse di piombo esistenti nelle urne di sasso i corpi dei due santi, messili nelle rispettive loro figure, fatte appositamente di cera e riccamente alla romana vestite, furono collocati in una sontuosa arca di legno intagliata e dorata.
Nel successivo giorno 19 se ne celebrò il relativo solenne trasporto. Era la chiesa sfarzosamente addobbata; vocale e strumentale musica alla messa e ai vespri pontificati da Monsignor Vescovo Gentile. Dopo i vespri si portarono i Santi in processione per le vie del paese affollate di gente accorsa di paesi circonvicini. Il Vescovo era in abiti pontificali e i sacerdoti numerosi; e i canti si alternavano a suoni di banda musicale. Al termine della festa furono i santi riposti nel detto nuovo tempietto. A notte poi rallegrarono l'affollato popolo, oltre i concerti della banda, splendidi fuochi artificiali."
La venerazione dei momesi per i propri Santi patroni continua ancora oggi immutata. Lo ricordano i grandi festeggiamenti venticinquennali (ultimo nel 1895) e le ricorrenze annuali della festività, ancora ricche di affollate manifestazioni religiose e civili.
E' una bella cappella, di antica origine, già cappella del Suffragio, sopraelevata, con altare seicentesco e pala raffigurante la Vergine fra i Santi Agostino e Bartolomeo proveniente dall'omonimo monastero. Ha la volta dipinta e ai lati presenta decori in stucco dorato. Mutò la denominazione in "cappella dei Santi" nel 1860.
I momesi avevano voluto che le spoglie dei martiri Zeno e Tecla fossero esposte in un tempietto costruito appositamente.
Le reliquie dei due martiri erano arrivate in paese grazie al concittadino Giovanni Battista Cavagna che, trasferito da molti anni in Roma, presso una nobile famiglia, aveva deciso di ricercare e donare al suo paese natale e a quelli vicini delle reliquie di santi e martiri. Le trovò seppur tra mille difficoltà e riuscì a farle giungere a Momo nel 1616; qui, in grande solennità, vennero sistemate presso l'altare maggiore.
Dopo duecentoquarantacinque anni, nel 1860, tra il 14 e il 19 agosto, le reliquie furono traslate nelle nuove urne e sistemate nell'arca, costruita in legno intarsiato e dorato, posta nella cappella del Suffragio.
E' bello ricordare quanto scrisse monsignor Luigi Maggiotti, presente in paese come cancelliere apostolico, su quelle giornate: "Nell'anno 1860 il popolo di Momo per le molte grazie da Dio ottenute ad intercessione dei Santi compatroni Zeno e Tecla, volendo dimostrare la sua devozione ed accrescerne il culto e la venerazione fece costruire un bel tempietto. Compiuto il quale, l'Arciprete Andrea Silva autorizzato il 14 agosto dello stesso anno alla presenza di varii testimoni estrasse dalle piccole casse di piombo esistenti nelle urne di sasso i corpi dei due santi, messili nelle rispettive loro figure, fatte appositamente di cera e riccamente alla romana vestite, furono collocati in una sontuosa arca di legno intagliata e dorata.
Nel successivo giorno 19 se ne celebrò il relativo solenne trasporto. Era la chiesa sfarzosamente addobbata; vocale e strumentale musica alla messa e ai vespri pontificati da Monsignor Vescovo Gentile. Dopo i vespri si portarono i Santi in processione per le vie del paese affollate di gente accorsa di paesi circonvicini. Il Vescovo era in abiti pontificali e i sacerdoti numerosi; e i canti si alternavano a suoni di banda musicale. Al termine della festa furono i santi riposti nel detto nuovo tempietto. A notte poi rallegrarono l'affollato popolo, oltre i concerti della banda, splendidi fuochi artificiali."
La venerazione dei momesi per i propri Santi patroni continua ancora oggi immutata. Lo ricordano i grandi festeggiamenti venticinquennali (ultimo nel 1895) e le ricorrenze annuali della festività, ancora ricche di affollate manifestazioni religiose e civili.
"Percorsi, Storia e Documenti Artistici del Novarese
Caltignaga e Momo - Volume 28"
Provincia di Novara 2005





